Event planner si nasce o si diventa?

Ci sono molte persone che amano organizzare nel proprio tempo libero, le cene annuali e gli eventi di raccolta fondi di comunità come il Rotary Club. Non di rado le stesse persone hanno magari colto l’occasione per dare una mano nell’organizzare eventi live e conferenze senza naturalmente esigere alcun compenso! A volte contribuiscono anche ad aiutare le sorelle ad organizzare il proprio matrimonio, pur non avendo alcun addestramento formale; possiamo dire che in genere si tratta di persone forse senza un’istruzione specifica ma estremamente cariche di entusiasmo e di volontà.
Rispetto queste persone è giusto pensare che abbiano la professione nel sangue? Per loro non è necessario acquisire nessun tipo di formazione, dato che gli viene naturale?
Molti di loro direbbero che è quasi una loro seconda natura perché non hanno nessun problema ad anticipare le esigenze dei partecipanti e ad avere una disposizione naturale all’accoglienza senza contare che spesso sono gli ultimi a lasciare un evento se c’è ancora molto lavoro da fare.
Insomma le risposte sembrerebbero scontate ma ahimè non è così semplice, più volte durante i corsi dell’accademia si è voluto fortemente distinguere un’attività hobbistica (senza un compenso) da un’attività professionale che ha lo scopo ultimo di produrre un profitto ed un vantaggio economico.

Un event planner amatoriale guadagna quanto un event planner professionale?

In realtà chi svolge questo lavoro solo per passione e sulla spinta unica dell’entusiasmo finisce poi per appiattirsi nel proporre sempre le stesse cose, nel credere che non vi sia altro modo per svolgere determinati compiti, con il rischio prima o poi di creare a qualcuno un disagio e in genere dopo tutto si rendono conto che in realtà non è così facile e senza sforzo come un buon event planner professionale fa apparire.
Il problema è che le persone pensano di poter avviare una carriera professionale solo perché hanno organizzato un paio di feste per amici e parenti, quando in realtà ci vuole davvero molto di più per rendere questi servizi davvero professionali e remunerativi.

Istruzione, Formazione, Addestramento

Queste sono le tre parole chiavi necessarie per avere successo nel competitivo mondo della gestione degli eventi, ma soprattutto sono i tre grandi requisiti richiesti per ottenere un profitto in grado di generare ulteriori investimenti nella propria attività.
Molto spesso si assiste al veemente dibattito tra chi mette in discussione il valore di un titolo certificato per svolgere la professione dell’event planner e chi invece difende con forza la necessità di conseguirlo per poter davvero definirsi un professionista. Dietro una certificazione c’e sicuramente un grande impegno di tempo, energia e denaro, e a volte ci si chiede se sia questo il miglior uso di tali risorse o sarebbe più vantaggioso fare solo esperienze reali in eventi reali per lo stesso lasso di tempo.
In realtà ciò che appare chiaro non appena ci si approccia ad un evento è che certamente l’esperienza ci consente di acquisire sicurezza e quel particolare intuito che ci fa porre
le domande giuste sapendo quali sono le cose importanti da sapere preparare e pianificare. Inoltre con l’esperienza si impara come qualcosa deve essere fatto in un modo piuttosto che in un altro e come comunicarlo in modo persuasivo a un cliente irremovibile. Con l’esperienza si impara a capire quando qualcosa sta andando un po’ fuori rotta ed è necessario agire immediatamente per farlo tornare in pista
Tuttavia nonostante l’importanza dell’esperienza in una professione, che peraltro nessuna nega ma anzi incentiva a fare anche attraverso il sostegno dell’accademia, rimane un fatto certo che solo l’esperienza senza le basi di un’istruzione e di una formazione adeguata è destinata a non produrre grandi risultati economici, poiché mancherebbero quelle strutture mentali, quelle impalcature fatte di tecniche, competenze ed esperienze altrui attraverso i quali si è poi in grado di filtrare le esperienze valide da quelle inutili e addirittura dannose per la propria professionalità.
Giusto per fare un esempio, per imparare bene una lingua straniera non basta parlare con qualcuno che sia di madre lingua, poiché si imparerebbe certamente una lingua ma senza sapere se ciò che si sta imparando sia corretto o non si tratti invece di un dialetto o uno slang che nella grammatica segue regole proprie rispetto alla lingua ufficiale; solo studiando la grammatica della lingua si è in grado di rendere quell’esperienza davvero utile e di arricchimento perché con l’istruzione si può capire e avere consapevolezza se ciò che sto sperimentando è davvero quello che devo sapere oppure no.
Attraverso la formazione e l’istruzione inoltre, si impara un modus operandi efficiente già sperimentato da altri professionisti di successo prima di noi e non si ha quindi la necessità di fare anni di gavetta prima di raggiungere standard di eccellenza e di qualità.
Talento e naturale predisposizione vanno bene per divertirsi un po’, ma se poi si deve interagire con altri professionisti e soprattutto con il proprio team bisogna avere alle spalle la solidità di una certificazione che attesti la reale conoscenza e competenza della materia senza alcun dubbio e non solo perché avete una lunga esperienza che nessuno può certificare, ma perché quel titolo fatto di investimento di denaro, tempo e sacrificio danno il potere e l’autorità di fatto di affermare oltre ogni pregiudizio o opinione che si è un event planner professionale proprio come un medico ha lo stessa autorità una volta conseguita la laurea e non perché conosce a menadito i sintomi delle malattie o è bravo a fare le iniezioni.

Questo articolo è stato scritto da The Wedding & Event Planner Business School

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